Mindfulness

Cos’è

Hayes (2002) si riferisce alla “terza onda” parlando delle psicoterapie cognitivo-comportamentali che integrano al loro interno pratiche meditative orientali.

È il caso della mindfulness, traduzione inglese della parola “sati” dell’antica lingua pali delle scritture buddiste, che potrebbe essere tradotta con “attenzione consapevole” o “piena consapevolezza”.

Il professore di medicina americano Jon Kabat-Zinn è stato il primo a sperimentare l’applicazione clinica della mindfulness, all’interno del protocollo per la riduzione dello stress “Mindfulness-Based Stress Reduction” (MBSR), alla fine degli anni ’70, presso la Stress Reduction Clinic dello University of Massachusetts Medical Center.

Studi recenti indicano, infatti, che la pratica costante di tali esercizi o “meditazioni” ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale.

Egli descrive la mindfulness usando queste parole: “porre attenzione al momento presente intenzionalmente e senza giudizio”.

Alla base di questa pratica stanno i concetti di consapevolezza, accettazione e assenza di giudizio.

Nelle nostre vite frenetiche siamo sempre presi dal fare, piuttosto che dall’essere.

La nostra mente non si riposa mai, è sempre attraversata da pensieri, immagini, desideri, giudizi, tendiamo verso il passato (e spesso ci deprimiamo) o verso il futuro (entrando in ansia).

Del resto la nostra mente, come un altro organo del nostro corpo produce tanti di quei pensieri automatici al giorno che se non impariamo a selezionare quelli cui prestare attenzione, non smetteremmo mai di rimuginare e il livello di tensione e stress crescerebbe in modo direttamente proporzionale..

Non dobbiamo inoltre dimenticare tutti i condizionamenti socio-culturali che come una sorta di voce interna ci ricordano costantemente ciò che “dobbiamo” fare e non fare, ciò che è aprioristicamente giusto o sbagliato, senza spazio per lo sviluppo di un pensiero libero. Agiamo spesso guidati da una sorta di pilota automatico, ponendo scarsa attenzione alla reale esperienza che stiamo vivendo, a partire dagli aspetti prettamente sensoriali (odori, gusti, sapori, suoni, ecc).

Coltivando la consapevolezza, ossia imparando a porre attenzione in modo consapevole e non giudicante al momento presente, riusciamo a vedere con maggior chiarezza il modo automatico in cui si sta vivendo ed diventa più facile apportare cambiamenti utili a migliorare la nostra qualità di vita.
Ciò si realizza attraverso tre abilità fondamentali che vengono apprese e coltivate con la pratica quotidiana:

  • Imparare a stare nel presente, lasciando andare i pensieri ansiogeni sul futuro o quelli depressogeni sul passato.
  • Imparare ad osservare i pensieri e le emozioni come eventi transitori, che così come sono arrivati se ne vanno, senza tentare di cambiarli o giudicarli.
  • Superare la tendenza all’evitamento esperenziale, caratterizzato da atteggiamenti di fuga e di rifiuto nei confronti dei propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche.

L’atteggiamento più utile verso la meditazione è quello di essere scettici, ma aperti.

I pilastri fondamentali da coltivare nella pratica sono:

la pazienza, il non giudizio, la “mente del principiante”, la fiducia, il non cercare risultati, l’accettazione, il lasciare andare.

La tensione è verso il modello dell’essere, abbandonando quello del fare a tutti i costi, dedicando quindi più tempo a se stessi, rallentando il ritmo


Applicazioni cliniche

Al momento si conoscono e si applicano quattro diversi programmi basati sulla mindfulness: la Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR, Kabat-Zinn 1982), la Mindfulness Based Cognitive Therapy for depression (MBCT, Segal, Williams e Teasdale 1995), la Terapia Dialettico Comportamentale (DBT, Linehan 1993) e l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT, Hayes 1999).
Questi programmi sono utilizzati con particolare efficacia per i disturbi d’ansia, la depressione, il dolore cronico, e tutte le malattie fisiche che possano giovarsi di una migliore risposta dell’organismo ai processi patologici.