Balbuzie

La balbuzie  si manifesta con un’anomalia del normale fluire e della cadenza dell’eloquio (inadeguati per l’età del soggetto) caratterizzata dal frequente manifestarsi di uno o più dei seguenti elementi: ripetizione di suoni e sillabe, prolungamento di suoni, interiezioni, interruzione di parole, blocchi udibili o silenti (pause colmate o non colmate nel discorso), circonlocuzioni (sostituzione di parole per evitare parole problematiche), parole emesse con eccessiva tensione fisica, ripetizione di intere parole monosillabiche.

Tali difficoltà interferiscono con i risultati scolastici o lavorativi o con la comunicazione sociale. L’entità del problema varia da situazione a situazione ed è solitamente più grave quando vi è una pressione a comunicare (per es., fare una relazione a scuola). E’ stato dimostrato che lo stress e l’ansia aggravano la Balbuzie. Gli studi forniscono valide prove di un fattore genetico nel disturbo. E’ stato infatti dimostrato che il rischio di Balbuzie tra i parenti biologici di primo grado è più del triplo rispetto al rischio nella popolazione generale.

La diffusione della Balbuzie nei bambini prepuberi è dell’1% (con picco di esordio intorno ai 5 anni) e scende allo 0,8% nell’adolescenza. Il rapporto maschi-femmine è di circa 3:1.

C’è un elevato collegamento fra Balbuzie e Fobia sociale, in quanto la timidezza rende le situazioni sociali più stressanti, aumentando il rischio degli intoppi nel linguaggio, ma a sua volta la paura di questi ultimi aumenta l’insicurezza sociali dei ragazzi.

La Balbuzie è un fenomeno che beneficia di alcuni interventi di psicoterapia cognitivo comportamentale, talvolta in integrazione con trattamenti logopedici e/o farmacologici.

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