Schizofrenia

Cos’è

La schizofrenia è un grave disturbo psicotico: chi ne è affetto diventa del tutto indifferente a ciò che accade, reagisce in modo assurdo o incoerente agli eventi esterni, perde il contatto con la realtà e si isola in un mondo suo proprio, incomprensibile agli altri.

Nella schizofrenia vengono identificati vari sottotipi:

  • paranoide, il soggetto presenta rilevanti deliri e allucinazioni in un contesto di funzioni cognitive ed affettività preservate;
  • tipo disorganizzato, il soggetto presenta un eloquio ed un comportamento disorganizzato;
  • tipo catatonico, la cui manifestazione essenziale è un notevole disturbo psicomotorio che può comportare l’arresto motorio;
  • tipo indifferenziato e tipo residuo.

I sintomi della schizofrenia possono presentarsi in momenti critici (episodici) oppure in modo stabile e cronico e generalmente vengono suddivisi in due gruppi antitetici: sintomi positivi e negativi. I sintomi positivi, o produttivi, comprendono: deliri, allucinazioni  e disturbi del pensiero. I sintomi negativi Sono questi i sintomi più subdoli, ad evoluzione lenta e graduale e, almeno all’inizio, possono confondersi con i sintomi depressivi. comprendono: apatia, appiattimento affettivo, deficit nella produttività e fluidità dell’eloquio, perdita d’iniziativa, povertà ideativa, difficoltà a mantenere l’attenzione.

Epidemiologia e cause

Secondo le stime più recenti, in Italia soffrono di schizofrenia circa 600 mila persone. La schizofrenia compare in età adolescenziale o giovanile: tra i 17 e i 30 anni negli uomini, più tardi (20-40 anni) nelle donne. L’esordio può essere acuto, nel 5-15% dei pazienti, ed è indice di una prognosi più favorevole.

La prognosi più o meno favorevole, una volta che la persona è entrata all’interno di un programma di trattamento, è direttamente proporzionata alla durata della psicosi non trattata.
Secondo i riscontri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, una persona su tre guarisce completamente, un terzo dei pazienti deve invece essere sottoposto a un trattamento prolungato, che consente com unque di svolgere alcune attività anche se non permette il ritorno a una vita completamente normale. Infine, un terzo tende a diventare paziente cronico, con progressive difficoltà a conservare le normali relazioni sociali.

Fra i fattori di rischio per lo sviluppo di Schizofrenia troviamo, In ordine d’importanza decrescente: componenti genetiche, complicazioni del parto, fattori biologici, fattori psicologici.

Il rilevante ruolo rivestito dalla componente genetica sembra confermato dal fatto che i parenti biologici di primo grado di persone con Schizofrenia presentano un rischio dieci volte maggiore di sviluppare il disturbo rispetto alla popolazione generale.

Trattamento

Il trattamento psicoterapeutico mira a valorizzare le risorse presenti nell’individuo e a farvi leva nel corso dell’intero intervento, intervento che vede una stretta collaborazione con la famiglia.

Si lavora essenzialmente su:

  • Psicoeducazione
  • Abilità di fronteggiamento dei sintomi.
  • Abilità sociali e comunicative.
  • Autonomia.
  • Prevenzione delle ricadute.
  • Significato dei sintomi (schemi cognitivi ed emotivi).
  • Sostegno alla compliance farmacologica.

Al lavoro individuale, si può affiancare, a seconda dei casi, un lavoro di gruppo, che consenta alla persona di confrontarsi e combattere più efficacemente contro lo stigma sociale, l’esclusione e l’isolamento.

Trattamento farmacologico

Il trattamento farmacologico viene oggi considerato fondamentale nel trattamento della Schiozofrenia. I farmaci impiegati in questa cura appartengono alla famiglia degli antipsicotici, che comprende i farmaci di prima generazione e i cosiddetti “atipici”: clozapina, olanzapina, risperidone e quetiapina. Hanno una doppia azione, mirata sia al controllo dell’eccesso di dopamina, sia al controllo della serotonina.

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