Obesità

Cos’è

Il Body Mass Index (BMI) o Indice di Composizione Corporea viene comunemente usato per classificare il soprappeso e l’obesità negli adulti.

Si calcola dividendo il peso corporeo in chilogrammi per l’altezza al quadrato in metri.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il sovrappeso è definito quando il BMI è compreso fra 25 e 29, mentre l’obesità quando il BMI è uguale o superiore a 30.

L’obesità è una condizione di accumulo anormale o eccessivo di grasso nel tessuto adiposo e costituisce un fattore di rischio per la salute. Tra i maggiori rischi per la salute troviamo: disfunzioni cardiocircolatorie, diabete, problemi alle articolazioni e la sindrome da apnea notturna.

Epidemiologia e possibili cause

L’obesità è una patologia che caratterizza le cosìdette “società del benessere”.

In Italia è presente un tasso di sovrappeso del 33,1% e dell’obesità del 9,7%. L’impatto dell’aumento del peso corporeo su morbilità e mortalità è così elevato che l’obesità è considerata oggi uno dei maggiori problemi per la salute pubblica generale.

I principali fattori che sembrano influenzare lo sviluppo dell’obesità sono:

  • Fattori genetici.
  • Dieta squilibrata.
  • Scarsa attività fisica.
  • Influenze sociali.
  • Insoddisfazione corporea.
  • Bassa autostima.
  • Alcol.
  • Stress.
  • Farmaci.
  • Danni al sistema nervoso centrale.
  • Disfunzioni endocrine.
  • Malattie infettive.

Trattamento cognitivo-comportamentale

Nella comunità scientifica esiste un vasto consenso circa il fatto che una perdita di peso corporeo del 10%, raggiunta in un periodo di 6 mesi, sia in grado di diminuire significativamente le complicanze mediche e i fattori di rischio associati all’eccesso ponderale.

L’aspetto più problematico  del trattamento dell’obesità non è tuttavia costituito  dal calo ponderale, ma dal suo mantenimento. Particolare attenzione dovrà perciò essere riposta nella prevenzione delle ricadute.

La terapia comportamentale, in associazione all’intervento del nutrizionista e, ove  necessario, alla terapia farmacologia, è dagli anni ’60 uno dei trattamenti scientificamente provati in grado di determinare una perdita di peso corporeo del 10% (“peso ragionevole”). Le limitazioni biologiche nei confronti del dimagrimento sono una realtà e una dieta troppo rigida e prolungata può portare, in alcuni casi, allo sviluppo di un disturbo dell’alimentazione.

Gli obiettivi del trattamento sono:

  • Raggiungimento del “peso ragionevole”.
  • Mantenimento del peso raggiunto.

Le fasi del trattamento prevedono:

  • Orientamento del paziente e descrizione del modello di trattamento (psicoeducazione).
  • Lavoro sulla motivazione al cambiamento.
  • Monitoraggio, da parte del paziente, del comportamento alimentare e dell’attività fisica, con controllo settimanale del peso corporeo (utilizzo del diario alimentare e del diario dell’attività fisica).
  • Individuazione delle situazioni a rischio e sviluppo di adeguate abilità di fronteggiamento cognitive e comportamentali.
  • Individuazione e modifica dei principali pensieri automatici negativi nei confronti dell’alimentazione e dell’attività fisica.
  • Intervento cognitivo sull’immagine corporea e l’autostima.
  • Tecniche di gestione dello stress.
  • Prevenzione delle ricadute.

Il trattamento prevede la stretta collaborazione con la nutrizionista per la stesura dell’equilibrio alimentare e i successivi colloqui di controllo, così come con fisioterapisti laddove necessario.

Trattamento farmacologico

Ove necessario, nel trattamento dell’obesità  possono essere efficaci l’orlistat e la subutramina. Il primo perché favorisce la perdita di peso attraverso la riduzione dell’assorbimento di grassi dalla dieta; il secondo perché favorisce l’aumento della sazietà e dunque limita l’introduzione di cibo. Tuttavia è importante sottolineare i limiti della terapia farmacologica rappresentati principalmente dalla scarsa efficacia nel lungo periodo e dai costi elevati.