Depressione

Cos’è

La Depressione Maggiore rappresenta uno dei disturbi mentali più diffusi nella popolazione generale. Essa può manifestarsi in qualsiasi periodo di vita, dall’infanzia all’età senile. I sintomi sempre presenti durante un Episodio Depressivo Maggiore comprendono umore depresso per la maggior parte del giorno e perdita di interesse e di piacere verso quasi tutte le attività che erano svolte dalla persona nel periodo precedente. A tale sintomatologia possono associarsi diminuzione (o aumento) dell’appetito, insonnia (o ipersonnia), rallentamento (o agitazione) psicomotoria, mancanza di energia e faticabilità, sentimenti di autosvalutazione o di colpa, ridotta capacità di concentrazione e di presa di decisione, pensieri negativi e/o di morte, e/o ideazione suicidaria.

I sintomi causano disagio significativamente clinico o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti sintomi e non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o di una condizione medica generale.

La depressione può essere classificata in  endogena (causata da squilibri biochimici all’interno dell’organismo) e psicogena (insorgenza in relazione ad eventi di vita).

Alcune forme depressive possono essere secondarie ad un altro disturbo o problema psicologico (molto spesso ansia, attacchi di panico, ipocondria o disturbi di personalità, in particolare i disturbi dipendente, evitante, ossessivo-compulsivo ed il disturbo borderline). Non sempre la depressione reattiva è legata ad eventi negativi. Anche un evento positivo che implica un cambiamento di ruolo, di identità o di responsabilità (ad esempio, il matrimonio, la nascita di un figlio, una promozione in ambito lavorativo, ecc.) può produrre gravi forme di stress, soprattutto quando si susseguono numerosi episodi in un lasso di tempo troppo breve per permettere all’organismo di metabolizzare il cambiamento.

Epidemiologia e cause

Da numerose indagini epidemiologiche emerge che il 4-10% degli adulti, il 2% dei bambini ed il 4% degli adolescenti ha in un anno almeno un episodio di depressione che dura almeno due settimane. Circa il 15% delle persone ha un episodio di depressione almeno una volta nel corso della vita. La depressione insorge prevalentemente per la prima volta tra i 20 ed i 50 anni, anche se tutte le fasce di età possono esserne coinvolte.

La depressione è maggiormente presente nelle donne in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini.

La prevalenza puntuale della Depressione Maggiore nella maggior parte dei Paesi è tra il 3% ed il 7%, mentre la prevalenza lifetime è stimata tra il 4% ed il 12% .

Oltre alla vulnerabilità genetica e biologica, molte possono essere le cause alla base del disturbo.

Recenti studi individuano alcuni dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo della Depressione:

  • Lutti (compresa la perdita di un animale da compagnia).
  • Separazioni coniugali o altre interruzioni di un legame affettivo.
  • Uscita dei figli di casa (in particolare per le madri).
  • Difficoltà nei rapporti con i familiari.
  • Gravi conflitti ed incomprensioni con le altre persone.
  • Malattie fisiche, soprattutto se croniche, invalidanti e causa di riduzione di partecipazione alla vita familiare e sociale.
  • Bocciature, cambiamenti di classe o di scuola.
  • Licenziamenti, fallimenti o problemi sul lavoro.
  • Cambiamento di città, di casa, del giro di amicizie.
  • Essere stati vittima di un reato o avere problemi giudizia.

A questi fattori si aggiungono gli schemi cognitiv, che si sono formati a partire dall’infanzia, in particolare schemi di Vulnerabilità e Abbandono (Young, 2004).

Alcuni schemi depressogeni possono rimanere inattivi fino a che non vengono a contatto con eventi trigger che li attivano (diatesi-stress).

Trattamento cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale sottolinea il ruolo che svolge il “come guardiamo il mondo” in tutti gli ambiti della nostra vita, a maggior ragione quando si parla di Depressione.

Pensieri, umore, fisiologia e comportamento rappresentano fattori distinti, ma in continua interazione e nel trattamento della depressione è necessario curarli tutti quanti, in modo da sfruttare la ricaduta immediatamente positiva che il miglioramento dell’uno ha sull’altro.

La persona depressa sperimenta sulla sua pelle la verità del modello di Beck (1970), la cosìdetta triade cognitiva: visione negativa di sé (senso di indegnità), del mondo (senso di impotenza), del futuro (senso di disperazione).

È come se indossasse degli occhiali con le lenti scure e vedesse se stessa e il mondo attraverso esse: nero.

Per poter impostare un buon piano di trattamento è necessario effettuare un’attenta valutazione iniziale.

In particolare  nella fase di assessment generale (da tre a cinque incontri) si indagano le seguenti aree:

  • Storia familiare.
  • Storia relazionale.
  • Storia sentimentale.
  • Storia formativa/lavorativa.
  • Esperienze particolarmente negative e/o traumatiche.
  • Risorse personali e ambientali da potenziare.

Nella fase di assessment  alcuni test vengono utilizzati come strumenti psicodiagnostici in grado di approfondire e accelerare il processo di conoscenza del paziente.

Nell’assessment specifico sul “problema” presentato dal paziente, verranno indagate le seguenti aree:

  • Storia del disturbo.
  • Familiarità.
  • Fattori predisponesti
  • Fattori scatenanti.
  • Fattori di mantenimento.
  • Motivazione al trattamento.
  • Precedenti trattamenti.
  • Eventuale storia prescrizioni farmacologiche.

Nella valutazione iniziale è necessario  indagare a fondo i seguenti aspetti:

  • Pericolosità per se stessi e per gli altri.
  • Ambiente di riferimento.
  • Opportunità o meno di un trattamento farmacologico.
  • Rischio suicidarlo.
  • Abilità di fronteggiamento (coping).

Al termine della fase di assessment viene effettuata la cosìdetta “restituzione”, in cui il terapeuta fornisce al paziente la propria concettualizzazione del caso, cercando di condividerne il modello eziopatogenetico e di mantenimento.

A conclusione di tale fase si procede alla progettazione degli obiettivi terapeutici ed ha inizio la fase di trattamento, che prevede i seguenti steps (alcuni variabili a seconda del caso):

  • Monitoraggio dell’umore.
  • Monitoraggio delle attività quotidiane.
  • Sviluppo di abilità di fronteggiamento cognitivo ed emozionale (coping).
  • Lavoro cognitivo su schemi, convinzioni disfunzionali e pensieri automatici negativi.
  • Strutturazione del tempo e delle attività.
  • Problem-solving
  • Trattamento del rimuginio.
  • Training di gestione della rabbia.
  • Elaborazione del lutto.
  • Prevenzione delle ricadute.

Terapia farmacologica

Nella terapia farmacologica della depressione vengono impiegate numerose classi di farmaci antidepressivi: triciclici e tetraciclici (es desipramina, nortriptilina, maprotilina, clorimipramina, imipramina, amitriptilina, nortriptilina); agonisti multisistemici Noradrenalina-Serotonina (es venlafaxina, trazodone); benzamidi sostituite (es amisulpiride); agonisti del sistema noradrenergico (es mianserina, mirtazapina, reboxetina); inibitori del reuptake della serotonina – SSRI – (es fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina, citalopram, escitalopram, buspirone); donatori di gruppi metilici (S-adenosil-L-metionina). Tutte le classi si sono mostrate efficaci nel trattamento. Nelle forme resistenti possono essere utilizzate associazioni con stabilizzanti dell’umore (es litio, valproato, carbamazepina, oxcarbamazepina, gabapentin) e in alcuni casi con ormoni tiroidei. Recentemente alcuni clinici utilizzano farmaci antiparkinson (es pramipexolo) per la loro azione favorente la trasmissione dopaminergica, tuttavia non vi sono ancora sufficienti dati per sostenere l’azione antidepressiva di tali molecole.L’uso di antipsicotici, in associazione agli antidepressivi, è giustificata nei casi in cui il quadro depressivo si presenta con sintomi psicotici.

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