Agorafobia

Cos’è

La parola agorafobia viene dal greco e letteralmente significa: “paura degli spazi aperti”, ma la definizione corretta di agorafobia è la paura di trovarsi in situazioni in cui non sia possibile ricevere soccorsi o dalle quali sia difficile la fuga in caso di necessità.

Può associarsi o meno ad attacchi di panico.

Le persone che ne soffrono temono gli spazi aperti e chiusi che associano a minaccia o difficoltà di soccorso in caso di necessità. Alcune paure riguardano il guidare in autostrada, l’ andare in giro da soli, andare a fare la spesa, viaggiare, stare in mezzo alla folla, usare i mezzi pubblici.

Epidemiologia e possibili cause

In ambiente clinico, oltre il 95% degli individui che presentano Agorafobia, hanno anche una diagnosi attuale, o in anamnesi, di Disturbo di Panico.

Per l’Agorafobia senza anamnesi di Disturbi di Panico, si stima che circa una persona su dieci tema e tenda ad evitare le suddette situazioni.

Fra le cause troviamo, oltre agli attacchi di panico, schemi di vulnerabilità, abbandono, stile educativo iperprotettivo o al contrario trascurante, modellamento su figure genitorali ansiose o costantemente preoccupate dalle minacce esterne all’ambiente familiare, fattori stressanti, periodi di malattia e/o ritiro dalle normali attività quotidiane.

Trattamento cognitivo-comportamentale

Per poter impostare un buon piano di trattamento è necessario effettuare un’attenta valutazione iniziale.

In particolare nella fase di assessment generale (da tre a cinque incontri) si indagano le seguenti aree:

  • Storia familiare.
  • Storia relazionale.
  • Storia sentimentale.
  • Storia formativa/lavorativa.
  • Esperienze particolarmente negative e/o traumatiche.
  • Risorse personali e ambientali da potenziare.

Nella fase di assessment ci avvaliamo di alcuni test come strumenti psicodiagnostici in grado di approfondire e accelerare il processo di conoscenza del nostro paziente.

Nell’assessment specifico sul “problema” presentato dal paziente, verranno indagate le seguenti aree:

  • Storia del disturbo.
  • Familiarità.
  • Fattori predisponesti
  • Fattori scatenanti.
  • Fattori di mantenimento.
  • Motivazione al trattamento.
  • Precedenti trattamenti.
  • Eventuale storia prescrizioni farmacologiche.

Al termine della fase di assessment viene effettuata la cosìdetta “restituzione”, in cui si fornisce al paziente la propria concettualizzazione del caso, cercando di condividerne il modello eziopatogenetico e di mantenimento.

A conclusione di tale fase si procede alla progettazione degli obiettivi terapeutici ed ha inizio la fase di trattamento.

La terapia cognitivo-comportamentale dell’agorafobia prevede l’utilizzo di diverse tecniche: desensibilizzazione sistematica, flooding, modeling

La principale tecnica utilizzata è però quella dell’esposizione, in immaginazione e in vivo, alle situazioni temute, previo addestramento all’utilizzo di strategie di rilassamento e respirazione.

Una volta che l’individuo riprende le normali attività quotidiane, si lavora sui fattori predisponesti e scatenanti il disturbo, nell’ottica della prevenzione delle ricadute.

Trattamento farmacologico

Gli ansiolitici sono in genere efficaci nella cura dell’agorafobia. Risultano utili soprattutto quando i sintomi dell’ansia sono così gravi da costituire una seria limitazione alle attività quotidiane. Vanno comunque presi per il più breve periodo possibile e sempre sotto stretto controllo medico.

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