Disturbo ossessivo compulsivo

Che cosa è

Le caratteristiche essenziali del disturbo sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, vissute come disturbanti e intrusive, e causano ansia e disagio marcati. L’individuo sperimenta una sensazione di assenza di controllo sul contenuto delle ossessioni.

Le ossessioni più frequenti sono pensieri ripetitivi di contaminazione (sporco, germi), dubbi angoscianti su come si è svolta una data azione (chiudere la porta, il gas, l’auto ecc.), paura di perdere il controllo di sé e fare del male a se stessi o agli altri, la necessità di avere le cose in un preciso ordine, impulsi aggressivi o terrifici (aggredire un figlio, iniziare a urlare in mezzo alla folla), fantasie sessuali (ripetute immagini pornografiche ) o pensieri blasfemi.

Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare ripetutamente un’azione) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni. La persona si sente spinta a mettere in atto la ocmpulsione al fine di ridurre il disagio che accompagna l’ossessione o prevenire qualche evento o situazione temuta.

Per definizione le compulsioni sono chiaramente eccessive e non collegate in modo realistico con ciò che, secondo la persona che le mette in atto, sono designate a neutralizzare o prevenire.

Quando l’individuo tenta di resistere alla compulsione può avvertire un aumento dell’ansia e della tensione che cerca di alleviare cedendo alla compulsione stessa.

Epidemiologia e possibili cause

Il disturbo ossessivo-compulsivo si manifesta con la stessa prevalenza  sia negli uomini che nelle donne e può esordire nell’infanzia, nell’adolescenza o nella prima età adulta.

L’età tipica in cui compare più frequentemente è tra i 6 e i 15 anni nei maschi e tra i 20 e i 29 nelle donne. I primi sintomi si manifestano nella maggior parte dei casi prima dei 25 anni (il 15% ha esordio intorno ai 10 anni) e in bassissima percentuale dopo i 40 anni.

Nella popolazione generale la diffusione è del 2-3 %.

Se il disturbo ossessivo-compulsivo non viene curato, generalmente tende a cronicizzare e ad aggravarsi progressivamente.

Tra le possibili cause troviamo:

  • schemi personali di non amabilità, abbandono, vulnerabilità, a cui l’individuo tenta di far fronte esercitando un ipercontrollo su di sé e sull’ambiente.
  • Mancato apprendimento del linguaggio delle emozioni a partire dalla famiglia di origine.
  • Senso eccessivo di responsabilità.
  • Eccessiva importanza attribuita al pensiero (pensare qualcosa equivale a metterla in pratica).
  • Sopravvalutazione della minaccia.
  • Intolleranza dell’ambiguità e dell’incertezza.
  • Perfezionismo

esistono poi teorie di tipo neurobiologico che  riguardano possibili anomalie serotoninergiche, aumento del metabolismo dello striato (nucleo caudato, putamen e nucleus accumbens) o la presenza di deficit mnestico in individui che presentano il disturbo ossessivo compulsivo.

Trattamento cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale del disturbo ossessivo complusivo prevede varie fasi:

Assessment

Per poter impostare un buon piano di trattamento è necessario effettuare un’attenta valutazione iniziale.

In particolare  nella fase di assessment generale (da tre a cinque incontri) si indagano le seguenti aree:

  • Storia familiare.
  • Storia relazionale.
  • Storia sentimentale.
  • Storia formativa/lavorativa.
  • Esperienze particolarmente negative e/o traumatiche.
  • Risorse personali e ambientali da potenziare.

Nella fase di assessment ci avvaliamo di alcuni test come strumenti psicodiagnostici in grado di approfondire e accelerare il processo di conoscenza del nostro paziente.

Nell’assessment specifico sul “problema” presentato dal paziente, verranno indagate le seguenti aree:

  • Storia del disturbo.
  • Familiarità.
  • Fattori predisponesti
  • Fattori scatenanti.
  • Fattori di mantenimento.
  • Motivazione al trattamento.
  • Precedenti trattamenti.
  • Eventuale storia prescrizioni farmacologiche.

Al termine della fase di assessment viene effettuata la cosìdetta “restituzione”, in cui il terapeuta fornisce al paziente la propria concettualizzazione del caso, cercando di condividerne il modello eziopatogenetico e di mantenimento.

A conclusione di tale fase si procede alla progettazione degli obiettivi terapeutici ed ha inizio la fase di trattamento che prevede le seguenti fasi:

  • Psicoeducazione sul disturbo.
  • Apprendimento di  strategie comportamentali quali esposizione e prevenzione della risposta.
  • Ristrutturazione cognitiva delle convinzioni disfunzionali del paziente su di sé e sul corretto funzionamento della mente (es: bisogna avere il pieno controllo dei propri pensieri, pensare una cosa equivale a desiderarla o a farla), aiutandolo a riconoscere e a ridefinire i pensieri automatici negativi.
  • Terapia degli schemi.

Trattamento farmacologico

La terapia farmacologica del DOC è stata caratterizzata storicamente dall’impiego dell’antidepressivo triciclico clomipramina (Anafranil). Recentemente si è largamente diffuso l’impiego degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Vari studi hanno sottolineato la sostanziale equivalenza terapeutica della clomipramina e degli SSRI nel trattamento del DOC.

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