Disturbo bipolare

Che cosa è

È un disturbo caratterizzato da alterazioni ciclico-periodiche dell’umore, talora intervallate da periodi asintomatici. Nelle forme più tipiche del disturbo bipolare, fasi depressive si alternano a periodi connotati da esaltazione dell’umore (mania), episodi di opposta polarità (da cui il termine di “disturbo bipolare”) che possono essere o meno intervallati da periodi di eutimia (normotimia od umore in asse). Se le fasi depressive si alternano alla mania si parla di disturbo bipolare di tipo I. Se invece le fasi depressive si alternano all’ipomania si parla di ‘disturbo bipolare di tipo II‘; è sufficiente un solo periodo di ipomania, della durata di almeno quattro giorni per la diagnosi. Ancora la ciclotimia è un alternarsi di fasi depressive ed ipomaniacali, però mai così gravi e debilitanti da richiedere un ricovero ospedaliero o da compromettere totalmente l’attività sociale e lavorativa dell’individuo.

Epidemiologia e possibili cause

Recenti studi epidemiologici indicano il Disturbo Bipolare ugualmente comune negli uomini e nelle donne (DSM-IV-TR), In Italia colpisce lo 0,8% della popolazione, in particolare i giovani, visto che l’età media del primo episodio maniacale è intorno ai 20 anni (O.M.S.)

Il Disturbo Bipolare è sottovalutato: il 40% dei pazienti con diagnosi di Depressione potrebbero essere “bipolari”. Il tasso del Disturbo è del 5%, quando è considerato nel suo spettro

Occorrono circa 8 anni prima che un paziente venga diagnosticato.

Le cause ipotizzate per il disturbo bipolare sono eterogenee e comprendono fattori biologici genetici e ambientali. Secondo le ipotesi più accreditate, i vari fattori interagiscono determinando uno squilibrio delle funzioni dei neurotrasmettitori all’interno di alcune specifiche zone del cervello con un’alterazione a favore della trasmissione eccitatoria (episodi a carattere ipomaniacale o maniacale) o inibitoria (episodi a carattere depressivo). Fattori psicosociali, quali lutti, abusi durante l’infanzia, gravi perdite affettive, problemi finanziari possono innescare nei soggetti predisposti il processo che dà origine alla malattia. La predisposizione è correlata con l’ereditarietà. Dunque la predisposizione non necessariamente si esplica nello sviluppo della malattia, l’assenza di forti stress nell’esperienza dell’individuo predisposto potrebbe evitare l’insorgenza dei sintomi. Una volta che il disturbo si è instaurato, gli episodi di entrambe le polarità tendono a presentare ricorrenze, sia spontanee, sia in relazione a vari stress psicologici, sociali, fisici ed in relazione ai ritmi biologici.

Trattamento farmacologico e terapia cognitivo-comportamentale

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che, per avere una maggiore stabilità dell’umore, è necessario associare ad un trattamento farmacologico (che rimane fondamentale), una psicoterapia.

Il trattamento del disturbo bipolare è centrato principalmente sulla farmacoterapia, a base di farmaci stabilizzatori dell’umore e antidepressivi (triciclici o SSRI), sotto attenta e continuativa supervisione medico-specialistica.

Tra gli stabilizzatori il litio è spesso usato nel trattamento della mania in fase acuta, ma la sua indicazione principale riguarda l’azione di prevenzione delle crisi sia maniacali che depressive. L’acido valproico e la carbamazepina sono ugualmente usati nel trattamento della mania acuta così come nella prevenzione delle ricadute.

Antipsicotici o neurolettici, sono usati nel trattamento della mania nella fase acuta e meno nella fase di mantenimento. Altri farmaci come le benzodiazepine sono anche usati nel trattamento acuto della mania.
Gli antidepressivi sono utilizzati nelle fasi depressive della malattia: è importante ricordare sempre che generalmente gli antidepressivi richiedono dalle 2 alle 6 settimane per risultare efficaci. In alcuni casi gli antidepressivi possono indurre un viraggio dalle fase depressiva alla fase maniacale e questa evenienza richiede naturalmente una attenzione particolare.
Sfortunatamente per alcuni pazienti può essere necessario del tempo prima di trovare la terapia efficace.

Per poter impostare un buon piano di trattamento psicoterapeutico è necessario effettuare un’attenta valutazione iniziale.

In particolare  nella fase di assessment generale (da tre a cinque incontri) si indagano le seguenti aree:

  • Storia familiare.
  • Storia relazionale.
  • Storia sentimentale.
  • Storia formativa/lavorativa.
  • Esperienze particolarmente negative e/o traumatiche.
  • Risorse personali e ambientali da potenziare.

Nella fase di assessment ci avvaliamo di alcuni test come strumenti psicodiagnostici in grado di approfondire e accelerare il processo di conoscenza del paziente.

Nell’assessment specifico sul “problema” presentato dal paziente, verranno indagate le seguenti aree:

  • Storia del disturbo.
  • Familiarità.
  • Fattori predisponesti
  • Fattori scatenanti.
  • Fattori di mantenimento.
  • Motivazione al trattamento.
  • Precedenti trattamenti.
  • Eventuale storia di prescrizioni farmacologiche.

Al termine della fase di assessment viene effettuata la cosìdetta “restituzione”, in cui il terapeuta fornisce al paziente la propria concettualizzazione del caso, cercando di condividerne il modello eziopatogenetico e di mantenimento.

A conclusione di tale fase si procede alla progettazione degli obiettivi terapeutici ed ha inizio la fase di trattamento.

Il trattamento cognitivo comportamentale dell’Disturbo Bipolare è principalmente basato su :

  • Psicoeducazione del disturbo, in modo da aiutare il paziente a conoscere meglio il proprio disturbo, acquisendone una maggiore consapevolezza.
  • Aiuto al paziente nella propria stabilizzazione attraverso: adesione farmacologica, regolarizzazione dei ritmi biologici e dello stile di vita, training di rilassamento o di mindfulness.
  • Sviluppo della necessaria consapevolezza circa i segnali precoci di un viraggio dell’umore.
  • Esame e ristrutturazione cognitiva delle convinzioni disfunzionali circa il disturbo, se stessi, gli altri, il futuro.
  • Acquisizione di adeguate strategie di fronteggiamento e problem solving.
  • Elaborazione di vissuti di frustrazione e vergogna dovuti al disturbo e allo stigma sociale percepito.

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